
La devianza giovanile è un problema sociale che esiste da sempre, e che di recente si manifesta in maniera più massiccia, attraverso gruppi di adolescenti che si uniscono e si strutturano mettendo in atto comportamenti devianti, ripetitivi e violenti: risse, aggressioni, furti, spaccio di droga.
La forza del gruppo e la coscienza e consapevolezza di una sostanziale impunità porta a fare cose che da soli non si farebbero, eliminando la paura, nascosti dietro uno “stavamo giocando”, e deresponsabilizzando i ragazzi, che forti dell'appartenenza al branco non identificano le singole responsabilità.
Ai ragazzi manca il concetto di limite e di rispetto, senza alcuna regola e soprattutto senza paura dell'autorità, che sia genitoriale, scolastica o giudiziaria. Sono ragazzi troppo impuniti e troppo consapevoli della propria impunibilità, ma al contempo abbandonati a “mamma strada” che li cresce portandoli verso la devianza.
E qui entrano in gioco i modelli educativi cui si affidano questi ragazzi e che variano dalle serie tv, ai cantanti rap, ai videogames, cui i ragazzi sempre più piccoli hanno accesso senza filtri educativi.
L'attuale situazione sanitaria ha ovviamente amplificato e velocizzato la diffusione del fenomeno.
La privazione della scuola in presenza, il rinchiudere i ragazzi in casa con libero accesso a tutti i contenuti offerti da internet, la privazione del contatto diretto, dello sport, dell’aggregazione, ha provocato un cambiamento nella loro crescita, che oggi ancora faticano a superare.
Sono ragazzi vuoti e soli, senza punti di riferimento autorevoli.
Il territorio non gli offre niente, vivono buttati un po’ qua e un po’ là.
Occorre quindi muoversi su due direzioni, sociale e giuridica, partendo dal concetto che i minori e i giovani che commettono reati non vanno considerati come una minaccia per la convivenza civile, quanto piuttosto come soggetti bisognosi di aiuto e di una guida.
È necessario quindi che il territorio, le istituzioni si attivino per evitare che i giovani mettano in atto comportamenti devianti di gruppo, offrendo valide alternative alla strada, quali centri di aggregazione, spazi di incontro, attività sportive o extrascolastiche che possano occupare i ragazzi fornendo stimoli e risorse educative adeguate e positive.
Nel contempo occorre lavorare anche sul piano della deterrenza: la società deve inviare il messaggio deciso che la giovane età non può essere la scusa per mettere in atto comportamenti violenti o vandalismi: se si viola la legge, la risposta dello Stato deve essere immediata e proporzionata alla gravità del reato commesso e alla personalità del soggetto che lo ha compiuto.
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